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Aldo Vaira

Scritto da  Roberto Spera

Una passione che nasce all'improvviso nel suo cuore di ragazzo e che non lo abbandonerà più. Aldo Vaira fa scorrere lentamente le parole dalle quali traspare la soddisfazione per la strada percorsa. Un cammino insieme a Milena, sua moglie, che lo ha sempre affiancato e sostenuto nelle sue scelte. I figli cresciuti in un clima di infinita serenità e consapevolezza stanno continuando il progetto nato nel lontano 1968 nella mente fervida del giovane Aldo.

Nulla è stato facile. Gli ostacoli si sono frapposti numerosi negli anni, ma sembrano non aver lasciato traccia nel suo animo, il sorriso è lì a testimoniarlo. Il sogno di fare il contadino si infrange subito nella intransigenza della famiglia che aveva disegnato per lui un altro futuro. Ma la tenacia che lo caratterizzerà sempre gli consentiranno di superare ogni cosa e tornare alla sua amata campagna.
Il nucleo originario della azienda era della nonna paterna, che muore giovane. L'azienda viene gestita con la mezzadria.
Aldo viveva a Torino con la famiglia e i suoi sono ricordi di spensieratezza sono legati alle vacanze trascorse in Langa dai nonni. Si era radicata in lui quella immagine della campagna fatta dai suoni che si perdevano nelle valli, dei profumi intensi della natura che sembravano rincorrersi nell'aria, di colori che sapevano esprimersi in mille sfumature.
Negli anni 68-69, Aldo assapora, senza forse comprenderne appieno la portata, la spinta della contestazione studentesca. Un clima che gli da però la forza di aprire un piccolo pertugio nel muro di diniego fino ad allora opposto dalla famiglia alle sue idee. Complice il progressivo abbandono dei terreni dell'ultimo mezzadro, ottiene dal padre i primi 3000 metri di vigneto. Con questo fazzoletto di terra comincia a sperimentare e a cercare di capire. Il mezzadro lascia definitivamente il lavoro e Aldo prende la conduzione di altri due ettari e mezzo di terreno. Vende l'uva in quegli anni. Nel 1972 nessuno compra uva perchè completamente immatura, fu l'unico anno in cui non venne prodotto Barolo. Aldo si trova davanti a un bivio per non svendere quel poco prodotto: lasciare l'uva attaccata ai filari, che fu la prima tentazione, o tentare di vinificare. Pigia l'uva e fin da subito acquisisce la consapevolezza che senza una materia prima di qualità non sarebbe stato mai possibile fare nulla di buono.
Aldo si laurea in agraria e inizia ad insegnare in alcune scuole di agricoltura professionali prima a Caluso poi a Mondovi e, infine, anche ad Alba alla scuola enologica, ma ad un certo punto si rende conto che le due attività non sono compatibili, non può arrivare a scuola stanco perché ha passato il pomeriggio a lavorare in vigna. Lascia la scuola, ma è una scelta non tormentata perché nel frattempo ha conosciuto Milena, che ne condivide le scelte e lo sostiene.
Pian piano l’azienda cresce, si confronta con altri produttori, con i visitatori, con i clienti, con gli amici, con gli appassionati e sempre di più si rafforza in Aldo e Milena l’idea, che non li abbandonerà più, che il vino è fonte di gioia e di  piacere e che loro abbiano l’estremo e grato compito di fare ciò.
Già, ma cosa significa vino buono?. Su questo Aldo ha una sua filosofia. Nell'immaginario di molti, è buono ciò che è biologico e incontaminato. Ma ahimè non c’è nulla di realmente incontaminato! Aldo inizia fin dal 1971 ad approfondire gli studi di Rudolph Steiner, sul biologico, sul biodinamico. Studi che gli consentono di acquisire una forte sensibilità sull'argomento. Ma al contempo ha anche la consapevolezza della aleatorietà di una posizione estrema in questo campo. Bisogna lavorare per una agricoltura ragionata per non vanificare il sacrificio di pochi con la trascuratezza di molti. Aiutare la pianta solo quando serve e solo per il minimo necessario, questo è quello che Aldo vorrebbe che tutti facessero.
La Cantina di Aldo sembra racchiudere tutte le cose belle di questa terra. Traspare dalle sue parole una gratitudine sincera verso tutti coloro che in tempi diversi si sono seduti al tavolo con lui a ragionare e a degustare, perchè tutti hanno lasciato qualcosa che ha aiutato l'azienda a crescere.
Ma nel cuore di Aldo una persona occupa un posto privilegiato, padre Costantino, un frate francescano nato in Franciacorta, un cultore del bello, della luce e del colore.
Alla fine degli anni Ottanta con i piccoli Giuseppe e Francesca, e Isodoro in arrivo, Aldo e Milena incontrano per la prima volta padre Costantino per chiedere di arricchire la loro cantina con le vetrate di cui il frate andava famoso. E' l'inizio di una amicizia profonda di una compagnia anche spirituale che darà una grandissima forza interiore alla famiglia.
Le grandi vetrate oggi ornano con la loro magnificenza le alte pareti della cantina filtrando e al contempo arricchendo di nuove tonalità la luce del sole. Anche tre etichette dei vini "Vajra" nascono dalla fantasia di padre Costantino.
Già i vini, un impegno, un amore e una passione per la terra quella di Aldo con Milena che ci regalano vini di altissimo pregio tipici di questo angolo di paradiso enoico: il Nebbiolo, da cui deriva il superlativo Barolo Bricco delle Viole, e poi, il Dolcetto d'Alba, la Barbera d'Alba e anche la Freisa, un omaggio al nonno. E, infine, il sogno realizzato di fare un vino bianco, perchè fa parte della sua storia. Aldo si è laureato con una tesi sulla fermentazione malolattica dei vini bianchi del Piemonte e non può non cimentarsi in un vino bianco. Fa qualcosa di diverso dai classici bianchi di Piemonte, e tenta la via del Riesling, un omaggio pieno di rispetto al grande Riesling di Germania e di Alsazia.
L'azienda oggi si affaccia anche su Serralunga d'Alba con il progetto "Baudana", un modo per dare altro spazio ai giovani di casa e offrire loro una ulteriore opportunità di crescita attraverso una nuova esperienza.  Sono stati acquisiti i due crus da Luigi e Fiorina Baudana, ma pur cambiando di gestione, il nome dei Baudana continuerà a rimanere in etichetta. Una sensibilità, di Aldo e Milena e dei figli nei riguardi di questa famiglia storica di vignaioli, che merita ammirazione.
E ora? La risposta è tutta racchiusa in una riflessione bellissima di Aldo: "Oramai la mia vita è vicina alla soglia del fare un passo indietro per lasciare spazio ai figli. Penso che dopo 40 anni di lavoro uno ne abbia anche diritto. In realtà fare un passo indietro per me significa continuare a fare le stesse cose, con più libertà, con la serenità di aver rispettato  il territorio, di non aver tradito i sogni della nonna e di non aver deluso i miei genitori. Per tutto ciò posso dire di avere oggi una grande serenità."


Azienda Agricola G.D. VAJRA
Via delle Viole, 25 - BAROLO (CN)
Tel. 0173 56257
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www.gdvajra.it

 

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