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PUNTURE DI SPILLO - VIETTI

Scritto da  Massimiliano Caburazzi

Ho appena stappato una bottiglia di Barolo Villero Riserva 2004 di Vietti.

Nel versare, percepisco subito una strana tensione del vino appena entrato in contatto con il cristallo del bicchiere. Una sorta di spinta laterale, come se il bicchiere non fosse sufficiente a contenerlo. E’ stata un’impressione mentre lo versavo, forse solo una suggestione, ma vissuta con intensità.

Nei primi minuti, proiettato in questa nuova dimensione, il vino sembra disorientato. Al naso, lascia intendere la sua complessità e fisicità, ma ha bisogno di ritrovare l’ordine e la capacità di comunicare.

Una giusta pausa per dare al vino il tempo di ricomporsi e procedo all'assaggio.

Pieno, equilibrato, denso senza essere pesante, profondo, come solo i vini da vecchie vigne riescono a esprimersi.

Pian piano al naso si avverte  il balsamico, il mentolato, la frutta, i fiori.

Al secondo assaggio prevale il tannino, poi di nuovo equilibrio. Lungo. Buono. Decisamente buono.

Nel bicchiere ora si avvertono le spezie. Qualcosa di cannella, per un attimo mi sembra di individuare le mitiche fave di Tonka.

Nelle prime due ore, il vino alterna momenti in cui si concede, ma solo in parte, a momenti in cui si ritrae, sempre mostrando aspetti diversi di sè. Bisogna aspettare ancora.

Alla terza ora il vino ha finalmente abbandonato ogni ritrosia ed si concede appieno.

Frutta sotto spirito, balsamico, radici, qualche accenno di goudron, agrumi. Gli agrumi si ritrovano anche in bocca. Viene da dire che sembra di masticare una buccia di cedro.

Il vino acquista leggerezza. La complessità è notevole, ma tutto si muove con infinita armonia.

La bottiglia finisce.

 

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