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Mauro Mascarello

Scritto da  Roberto Spera

 La grande casa di Monchiero si erge lungo la strada. Severa nelle linee ha il fascino delle antiche costruzioni piemontesi. Fu vanto dell'ingegneria civile piemontese del Settecento, originariamente era destinata alla conservazione ed allo smercio del ghiaccio naturale. Fu acquistata da Maurizio Mascarello nel 1919, che dopo averla ristrutturata, vi trasferì la cantina, che si rivelò subito molto adatta alla conservazione dei vini, per le sue particolarità strutturali e la capacità di mantenere in ogni stagione, una temperatura costante.

 

In quell'epoca la storia della famiglia in campo enoico aveva già percorso un bel tratto di strada.

 

I componenti della famiglia di Giuseppe Mascarello, padre di Maurizio, si occupavano di viticoltura da oltre un secolo e mezzo, dapprima come massari della marchesa Giulia Colbert Faletti di Barolo, nella conduzione della Cascina Manescotto in Comune di La Morra, quindi, verso la fine del 1800, in proprio con l'acquisto di un appezzamento in regione Pian della Polvere nel comune di Monforte d'Alba. Lo stesso Maurizio ebbe a comprare nel 1904 una cascina in regione "MONPRIVATO" nel Comune di Castiglione Falletto, trasferendovi la propria attività. Nata come azienda agricola, produceva il Barolo del vigneto di proprietà MONPRIVATO. Nel 1923, alla morte di Maurizio, il figlio Giuseppe assunse la conduzione dell'azienda familiare. Nella prima metà degli anni Trenta, Giuseppe decise dedicare tutte le sue energie alla produzione di vini d'eccelsa qualità, abbandonando ogni altra attività in essere. In momenti diversi della sua vita, Giuseppe estirpò e reimpiantò vigneti di Nebbiolo. In particolare nel 1959, selezionò un clone della varietà Michét, piantato da suo padre Maurizio nel 1920, e lo reimpiantò nel 1963.

 
Sotto la vetusta insegna che indica la cantina, si apre la porta che mi conduce dentro la struttura. Ciò che colpisce è la estrema semplicità degli ambienti. Le mura, gli angoli più scuri, le volte non hanno bisogno di fronzoli per emanare una fascino incredibile. Mauro Mascarello, che ha raccolto il testimone da suo padre Giuseppe, mi accoglie nella sala di degustazione. Accanto a lui la moglie Maria Teresa e Elena, la giovane figlia. Il figlio Giuseppe è affannato a seguire i lavori di vinificazione in cantina.

 

Si respira un'aria di casa che mette subito a proprio agio l'ospite. Maria Teresa sembra assorta, in realtà segue attenta le parole del marito con brevi cenni di assenso. Elena guarda il padre con un accenno di sorriso. Dal suo sguardo traspare condivisione piena a un progetto che ha lasciato le proprie tracce in almeno tre secoli. Verrà un giorno il suo turno, e quello di suo fratello Giuseppe, di continuare il cammino con la stessa tenacia e con lo stesso entusiasmo.

Mauro, come è iniziata la sua esperienza in azienda?

 

Dapprima ho affiancato in cantina mio padre per molti anni, poi, nel 1967 ho assunto la responsabilità della conduzione della cantina di Monchiero facendomi carico in quell'anno della mia prima vinificazione. Dalla vendemmia 1968 alla vendemmia 1977 ho sperimentato diversi sistemi di vinificazione, più o meno lunghe o più brevi, differenti intensità di follature e di rimontaggi, con risultati non sempre soddisfacenti. Concluso il ciclo d'esperimenti, sono tornato, alla vinificazione tradizionale lunga, apportando però dei sostanziali cambiamenti, come la riduzione dei tempi di macerazione, da 60 a 40 giorni. Tempi ulteriormente ridotti a trenta giorni, nei primi anni Ottanta. Nel 1970 iniziai la vinificazione in selezione dell'uva proveniente da ogni singolo vigneto, in primis il Nebbiolo del vigneto MONPRIVATO e quindi quella degli altri vigneti. Nel 1979, alla morte di mio zio Natale acquistai la sua azienda, riunificandola nella azienda agricola Giuseppe Mascarello e Figlio. Nel 1980 assunsi la responsabilità diretta del vigneto MONPRIVATO di famiglia, continuandone la conduzione con immutata filosofia: esecuzione delle tecniche da sempre praticate per ottenere l'alta qualità della "materia prima uva" sotto ogni punto di vista.

Come si raggiunge alta qualità secondo questa linea?

Con l'ideale condizione di maturazione dell'uva; con la perfetta sanità del grappolo; con la grande concentrazione nel grappolo dei suoi elementi costitutivi

Con lei collabora in azienda tutta la famiglia?

Nella conduzione della mia azienda agricola attualmente mi avvalgo della collaborazione di mia moglie Maria Teresa, per la parte contabile-amministrativa, di mio figlio Giuseppe, che è l'enologo/tecnico di cantina sui vini in generale e devo sottolineare che una buona parte della produzione è completamente in mano sua, e di mia figlia Elena, che mi affianca nella gestione dei vigneti e cura l'aspetto commerciale compreso l'export

Mauro, la filosofia aziendale è rigidamente legata alla tradizione familiare e alla capacità di fare tesoro delle esperienze maturate nel corso di generazioni, tanto che per ottenere i migliori risultati, da decenni la sua famiglia si è imposta una serie di regole e di auto-limitazioni. Me le può sintetizzare?

Una potatura secca invernale molto corta, da sei a nove gemme, a seconda della vigoria della singola pianta; l'eliminazione primaverile dei grappoli non perfetti; il diradamento estivo dell'uva in esubero rispetto alla capacità della singola pianta di condurre a perfetta maturazione ogni grappolo; la produzione di uva non superiore a 60/65 quintali per ettaro; la raccolta manuale dell'uva, con cernita e drastica pulizia effettuata già in vigna, eliminando, acino per acino, quelli non perfetti.

Non sono mancate regole ferree a salvaguardia dell'ambiente e dei terreni che ospitano i vigneti.

Sì, infatti la nostra famiglia ha seguito da lungo tempo le seguenti regole:

  • estrema limitazione del numero dei trattamenti con fitofarmaci ed esecuzione di interventi integrati, cioè solo quando sono indispenabili;
  • rifiuto di utilizzare prodotti diserbanti e disseccanti per l'eliminazione delle erbe che infestano i vigneti, ed utilizzo esclusivo di mezzi meccanici, integrati dalla zappatura manuale;
  • (il Regolamento CEE n°2078/92, che impone la riduzione dell'uso di fitofarmaci, concimi e pesticidi in agricoltura, che la mia azienda ha adottato, autorizza alcune varietà di diserbanti e disseccanti ad impatto limitato, ma noi abbiamo scelto di non farne assolutamente uso.)
  • utilizzo di fertilizzanti, ridotto al minimo indispensabile ed unicamente allo scopo di reintegrare il fabbisogno già assorbito dalla pianta, che, non essendo sollecitata a produrre la quantità, ha un ridotto consumo d'elementi;
  • concimazione delle viti solo quando la pianta ne ha necessità, privilegiando concimi naturali di origine organica, come stallatico di allevamenti conosciuti e di fiducia, di cui sono sicuro del sistema d'allevamento dei bovini, ed humus.
  • Nella realtà, la produzione annua d'uva della mia azienda agricola ammonta, secondo l'annata, a 50/60 Q.li/Ha., corrispondenti a 35/42 ettolitri/ettaro all'atto della svinatura ed a 1200-1500 grammi per ceppo, con la densità d'impianto di 4000 ceppi/ettaro, contro gli 80 Q.li/Ha previsti dal disciplinare di produzione della Docg Barolo.

E arriviamo al momento in cui lei Mauro aggiunge un altro tassello importante alla storia già illustre della famiglia.


Per migliorare la qualità dell'uva Nebbiolo destinata ad una speciale riserva avevo in mente da diversi anni un ambizioso progetto, di selezione di un clone di Michét presente all'interno del vigneto MONPRIVATO, piantato da mio nonno Maurizio nel 1921, selezionato da mio padre Giuseppe nel 1959 e reimpiantato nel 1963, al quale ho dato avvio nel 1983. Il vigneto MONPRIVATO è posto nel comune di Castiglione Falletto ed è un classico sorì della superficie di sei ettari posto in media collina, a 280 metri sul livello del mare, al centro della zona d'origine del Barolo. E' un vigneto storico, come documentano antichi archivi catastali del 1666.
Il vigneto MONPRIVATO è posto su un terreno di origine miocenica del tipo elveziano appartenente all'era terziaria, composto da marne limoso-argillose, di buona struttura, ricco di calcare attivo e ben dotato di microelementi in quantità proporzionate. Elementi, questi, che unitamente all'esposizione sud-ovest in pieno mezzogiorno ed alla naturale bassa produttività, conferiscono al vino Barolo ottimo corpo, finezza di profumi, delicato goudron, persistente retrogusto, un'inconfondibile spiccata eleganza e la capacità di evolvere molto positivamente nel tempo conservando una straordinaria giovinezza e freschezza.

Già mio padre Giuseppe, "Gepin" per gli amici, aveva lucidamente individuato all'interno del vigneto MONPRIVATO un'area, (una "tourna" nel dialetto langarolo), dove un particolare clone di Michét piantato da suo padre Maurizio nei primi anni Venti offriva risultati qualitativi superiori. Alla fine degli anni Cinquanta "Gepin" selezionò queste viti di Michét, le moltiplicò e, nel 1963, le mise a dimora nei siti contrassegnati dai numeri "2" e "3".
Era proprio questo il "clone di Michét", che,  arrivato il mio turno in questa speciale "staffetta" formata da esperienze di vigna oralmente tramandate di padre in figlio,  vinificai separatamente nel 1970, per produrre la prima annata del Barolo
Monprivato.
Un Barolo, questo
Monprivato
1970, che assaggiato dopo decenni si mostra ancora stupendamente giovane e ricco di tutti i suoi componenti: profumo, corpo, profondità e lunghezza, che stupiscono chiunque abbia l'opportunità di assaggiarlo. E molto convincente ed intenso, anche nel colore.

Il vigneto di MONPRIVATO è ora tutto di proprietà della famiglia?


Negli anni 1982, 1985, 1987 e 1990, grazie ad una serie di successive acquisizioni, ho allargato la proprietà del vigneto MONPRIVATO, divenendo l'unico produttore di Barolo ottenuto da questo vigneto

Pur registrando una costante attenzione a tutta la sua produzione, come dimostrano gli eccellenti Barolo Villero e Barolo Santo Stefano, le Barbera, il Dolcetto, nonchè una sorprendente Freisa, mi sembra di cogliere un diverso rapporto con il Monprivato.


La mia famiglia dedica da sempre al Monprivato, con autentica passione e amore, le cure migliori e più attente in tutte le sue fasi produttive. Il Barolo Monprivato viene imbottigliato, fregiandosi di un'etichetta d'autore numerata, esclusivamente nelle annate eccezionali ed ottime. Le annate giudicate non all'altezza di questo elevatissimo standard qualitativo confluiscono nel Barolo normale, quelle inferiori a Nebbiolo Langhe.

 

Un considerazione particolare credo meriti il progetto "Cà d'Morissio"

Da tempo desideravo ottenere dal vigneto MONPRIVATO un Barolo dalle caratteristiche organolettiche che potessero soddisfare anche la vista oltre che l'olfatto ed il palato, senza sacrificare l'eleganza e la complessità tipiche di questo vigneto, lavorando nel rispetto della tradizione familiare.  Una Grande Riserva, quindi, da imbottigliare separatamente solo nelle annate grandi. Ero consapevole che questo percorso fosse ben più lungo, faticoso e dispendioso, quanto a mezzi ed energie impiegate, rispetto a quello del semplice assemblaggio. Ero però profondamente convinto, e lo sono tuttora, che affrontando il problema alla base, con sapienza, meticolosa pazienza ed applicazione, avrei potuto ottenere, nel tempo, i risultati auspicati. Per fare questo dovevo, agire a monte del vino, sull'unica ed autentica origine di ogni grande vino, ovvero il vigneto, introducendo tutte le modifiche che potevano apportare dei miglioramenti al vigneto, al vitigno, ed all'uva, per consentirgli di esprimersi più compiutamente.
Ho dovuto, pertanto, selezionare cloni con caratteristiche ampelografiche particolarmente buone, in grado di produrre uva di superiore qualità; estirpare le parti del vigneto che offrivano i risultati qualitativi meno soddisfacenti e funzionali al mio progetto; realizzare lavori di miglioramento al terreno, come drenaggi e spostamenti di grandi masse di terra dalla base verso la sommità, per riportarlo nella sua conformazione originaria e, dalla profondità alla superficie, per estrarre tutti i micro e macro-elementi compositivi naturali non sfruttati; reimpiantare i cloni precedentemente selezionati
.

Così, nel 1983, iniziai a selezionare le viti migliori di questo vecchio clone di Nebbiolo varietà Michét reimpiantato da "Gepin" e lungamente acclimatato nel particolare terreno e microclima del vigneto MONPRIVATO, grazie ad una permanenza in loco di oltre mezzo secolo. Nel marzo 1987, al termine del quarto anno di selezione delle 3860 viti da cui ero partito, potei prelevare le gemme delle 283 viti che avevano dato risultati di qualità costante, in ognuno dei quattro anni di durata della valutazione, in tutte le fasi vegetative: germogliamento, fioritura, allegagione, invaiatura, maturazione. Le innestai quindi su un portainnesto poco vigoroso, poco produttivo e quasi in disuso, e le misi a dimora in un vivaio appositamente predisposto per la riproduzione. Contemporaneamente pensai ad individuare due punti del vigneto MONPRIVATO dove procedere prioritariamente all'estirpo delle vecchie viti ed al reimpianto delle nuove.

Nella primavera del 1988 finalmente misi a dimora le nuove viti di Nebbiolo varietà Michét selezionate e moltiplicate, con un impianto ad alta densità di 5680 ceppi per ettaro, abbastanza inusuale per un vigneto di collina.

Un lavoro incredibile ...



L'intera operazione, vista a posteriori, si potrebbe considerare come una vera e propria sperimentazione di carattere viticolo volta al miglioramento genetico di un clone. Un'operazione spettante ad un istituto di ricerca o ad un ente pubblico, più che ad un privato viticoltore.

Anche in questo caso nessuna deroga alla filosofia aziendale  

Assolutamente no! Per ottenere risultati ancora più importanti compresi che dovevo esasperare ulteriormente le regole e le restrizioni già adottate dalla mia famiglia in passato nella conduzione del vigneto MONPRIVATO, pertanto le applicai nella fase di realizzazione pratica del progetto.

Quando nasce la prima bottiglia del Barolo Monprivato "Cà d'Morissio" Riserva?

Nell'agosto del 1999, questo Barolo pazientemente "affinato" per sei anni, fu imbottigliato come Barolo Monprivato "Cà d'Morissio" Riserva 1993. Ne risultò un Barolo di bel colore rubino, intenso e brillante, di ottimo profumo, dalla grande componente tannica sostenuta da un buon estratto, complesso e profondo nel naso ed in bocca, lungo e persistente nel retrogusto.

Quali sono state le annate prodotte dopo il 1993?

A tutt'oggi, le annate prodotte per la selezione massale Barolo Monprivato "Cà d'Morissio" Riservasono, dopo il 1993, il 1995, il 1996, il 1997, il 2001, il 2003, il 2004, il 2006 e il 2008

Chiudiamo con un pensiero su questo vino

Dedico questo Barolo a mio nonno Maurizio, "Morissio" in piemontese, che per primo intuì la grande vocazione qualitativa del vigneto MONPRIVATO, volle acquistarne una parte, iniziando la produzione già nel 1904, ed ebbe l'ispirazione di piantare questo clone di Michét. Per contraddistinguere questa selezione massale di Barolo MONPRIVATO, ho utilizzato il nome della "Cascina Mascarello", nel dialetto piemontese "Cà d'Morissio", così come è usato nella tradizione orale di Castiglione Falletto.

 

 

 

Azienda Agricola Giuseppe Mascarello e Figlio di Mauro Mascarello & C. s.s.

via Borgonuovo, 108 - 12060 Monchiero (Cuneo)
Tel. +39.0173.792126

www.mascarello1881.com
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