www.cucinaecantina.it

Nell'Egitto di Erodoto, il "vino"

Scritto da  Andrea Maiarelli

Erodoto. Al ginnasio ci insegnano che fu uno storico greco, probabilmente il massimo, vissuto nel V secolo avanti Cristo: il cuore dell’età classica.

Cicerone, che la sapeva lunga, lo ha proclamato padre della storia; della storiografia, diremmo meglio. Tutto giusto, ma quando rileggi Erodoto avendo superato da più di un po’ l’adolescenza, ti accorgi che c’è tanto di più. Scriveva e narrava per professione, è fuor di dubbio. Sapeva di avere talento e se ne compiaceva, difetto passabile a chi di talento ne ha davvero. Aveva passione, però, per ciò che faceva e questo fa la differenza. Prendiamo Erodoto in Egitto. Come sempre è sistematico nella sua trattazione. Mi rendo conto che è pedante ricordare che definì l’Egitto “dono del Nilo”; tuttavia lo faccio lo stesso, perché in pochi si ricordano che non lo affermò solo in senso economico (le piene stagionali, il limo e via discorrendo), ma prima ed anzitutto in senso geologico, immaginando l’intero Egitto come un grande delta sollevato dalle profondità del mare attraverso l’accumulo millenario di detriti operato dal fiume. L'Egitto, per Erodoto, nacque da lì. Prima la terra, poi gli uomini. C’è quasi qualcosa di leibniziano. Una società non si forma casualmente, né per puro capriccio, ancorché faraonico: ci sono venature nel "marmo ambientale" che l’homo faber, scolpendo il suo futuro, non può ignorare. Questo viaggiatore di quasi 2500 anni fa aveva visitato l’Egitto quasi con lo spirito del Grand Tour. Veniva dalla Grecia, il presente e il futuro. Visitava l’Egitto, il passato; emozionante e meraviglioso, ma il passato. Ne trae infinite informazioni e stimoli. Io mi trattengo su un dettaglio, che però, in realtà, non è un dettaglio. Si parla di alimentazione, per cui di quanto di più serio ci sia.

 

         Gli egiziani - narra Erodoto - mangiano pani di vario tipo, mangiano uccelli, «mangiano i pesci o crudi, seccati al sole, o salati, traendoli dalla salamoia»; «bevono un vino fatto con l’orzo, perché nel loro paese non ci sono vigne» (Storie, II,77,4). La dieta pare fosse salutare, forse un po' ripetitiva, ma ad allietarla c’era dell’alcol, che da sempre rappacifica col mondo. In Erodoto, ciò che è prodotto di fermentazione è detto, genericamente, vino (οίνος); è del tutto evidente, comunque, che qui si tratta di birra, fermentata dall’orzo. Il fatto è sottolineato da Erodoto, che ben sa distinguere tra prodotti di fermentazione, e che tiene quindi a specificare come in Egitto non esistano vigne, ed il "vino" che si beve è "vino d'orzo". Questa, però, è la dieta dell’artigiano, dello scriba, nella forma più ricca ed elegante anche del nobile. Tutto cambia quando si varca la soglia del sacro. I potentissimi sacerdoti egizi: «compiono, si può dire, un’infinità di pratiche religiose. Ma godono anche di non pochi vantaggi. (…) Vengono cotti loro cibi sacri, e quotidianamente ognuno di essi dispone di una grande quantità di carni di bue e d’oca, e vien fornito loro vino di vigna. Non è loro concesso mangiare pesce» (Storie, II,37,2). La loro alimentazione costituisce l’opposto di quella comune, così come il sacro è l’opposto del profano. Ciò vale, con evidenza, per i cibi; non mi ci soffermo. Ciò vale per l’οίνος, che in questo caso, però, è “vino di vigna”. Non è birra, non è un generico prodotto di fermentazione, ma è vino vero e proprio, fermentato dall'uva. Vino importato, inevitabilmente, «perché nel loro paese non ci sono vigne» (Storie, II,77,4). Immaginiamo, così, le anfore attraversare il Mediterraneo, fino a giungere nei templi egizi. Giungevano, questo è certo, col sigillo del produttore, talvolta, forse, dell’annata. Nel pragmatico Occidente il vino era già e sarebbe stato per tutti (fatte salve le inevitabili differenziazioni prodotte dalla qualità e quindi dal prezzo); nello ieratico Egitto il “vino di vigna” è bevanda sacra, per gli altri c'è birra! Mi fermo qui. Sulla sacralità del vino si potrebbero scrivere e si sono già scritti infiniti libri. Atteggiamoci a novelli sacerdoti e brindiamo!

 

Click me